23 ottobre 2011

Il falso come regola della modernità

da Jean Baudrillard "Lo scambio simbolico e la morte", ed.Feltrinelli, 1979

Basilisco, miniatura XIV sec.
Baudrillard nel secondo capitolo del suo libro analizza per tappe il processo di falsificazione del significato dei segni all'interno della civiltà occidentale nel momento in cui entra nella modernità, "tre ordini di simulacri si sono succeduti dopo il Rinascimento, parallelamente alle mutazioni della legge del valore".

La contraffazione
Il simulacro di primo ordine caratterizza il periodo che va dal Rinascimento ('500) fino agli albori della rivoluzione industriale (metà '700). La contraffazione nasce insieme alla moda speculando sulla legge naturale del valore, a causa della destrutturazione dell'ordine feudale del Medioevo da parte della classe borghese, e porta con se una competizione aperta sui i segni sociali e sui simboli.
Nel Medioevo feudale il sistema sociale dei simboli e dei segni era chiuso nelle caste di appartenenza ed era assolutamente vietata qualunque infrazione, il sistema simbolico era un linguaggio chiaro e portatore di un ordine sociale se pur gerarchizzato; non era quindi un sistema arbitrario. "L'arbitrario del segno comincia quando, invece di legare due persone con una reciprocità inviolabile, esso si mette, significando, a rinviare a un universo disincantato del significato, denominatore comune del mondo reale, nei confronti del quale nessuno ha più degli obblighi."
Si passa in questo modo alla contraffazione e alla proliferazione libera dei segni secondo la domanda. Il segno contraffatto perde il suo valore e la sua efficacia pur pretendendo di rappresentare il significato del segno originario. Nasce il falso, e si concretizza nella teatralizzazione di ogni aspetto della vita sociale e culturale, e avrà massima realizzazione nel periodo Barocco: il trionfo dello stucco, l'illusionismo di una materia artificiale che imità tutte le altre e che da luogo a una rappresentazione teatrale ovunque esso appaia.

La produzione
Il simulacro di secondo ordine caratterizza l'era industriale e specula sulla legge mercantile del valore. A causa dell'introduzione della macchina e della produzione in serie, la contraffazione perde il suo contatto con le apparenze "erige [...] una realtà senza immagine, senza eco, senza specchio, senza apparenza: tale è appunti il lavoro [...] l'intero sitema di produzione industriale in quanto si oppone radicalmente al principio dell'illusione teatrale. Non più somiglianza né dissomiglianza, di Dio o dell'uomo, ma una logica immanente del principio operativo." Le macchine replicano in serie e si replicano e proliferano, così anche l'uomo prolifera e assume lo statuto di macchina: "c'è sempre l'egemonia del robot, della macchina, dla lavoro morto sul lavoro vivo, che ne deriva. [...] Una nuova generazione di segni e di oggetti [...] senza tradizione di casta. che non avranno mai conosciuto le restrizioni di statuto - e che non dovranno quindi più essere contraffatti, perchè saranno fin dall'inizio prodotti su una scala gicantesca. Il problema dellla loro singolarità e della loro origine non si pone più: la tecnica è la loro origine, non hanno senso che nella dimensione del simulacro industriale. Cioè la serie."

La simulazione
Il simulacro di terzo ordine caratterizza la fase attuale retta dal codice. Questa fase specula sulla legge strutturale del valore. La produzione in serie diventa effimera nel momento in cui il lavoro morto prevale sul lavoro vivo, si cede così il passo alla produzione mediante modelli. "[...] si tratta d'un capovolgimento d'origine e di finalità, perchè tutte le forme cambiano a partire dal momento in cui non sono più meccanicamente riprodotte ma concepite a partire dalla loro stessa riproducibilità, diffrazione a partire da un nocciolo centrale chiamato modello." Solo l'affiliazione al modello (significante di riferimento) ha senso, e nulla procede più secondo il suo fine: questa è la simulazione.
I segni diventano autoreferenziali, astratti o iperreali, si sovrappongono e si confondono in una stessa totalità operativa. Il fascino estetico è ovunque. Tutto è caratterizzato da una carellata continua dei segni, dei media, delle mode, tutto è simulacro, falsificazione.
L'iperealismo del sistema mediatico: "reduplicazione minuziosa del reale [...] di medium in medium il reale si volatilizza, diventa allegoria della morte, ma si rafforza anche con la sua stessa distruzione, diventa il reale per il reale, feticismo dell'oggetto perduto - non più oggetto di rappresentazione, ma estasi di negazione e della propria sterminazione rituale: iperreale."
E' l'apoteosi del simulacro, della forma-segno dotata di una finalità senza un fine. Il fascino estetico è dappertutto. "Così l'arte è ovunque, poiché l'artificio è al centro della realtà. Così l'arte è morte, perché non soltanto la sua trascendenza critica è morta, ma perchè la stessa realtà, interamente impregnata d'una estetica che dipende dalla sua stessa strutturalità, s'è confusa con la propria immagine."
In questa vertigine estetica, scintillante e cieca il principio di simulazione annichilisce completamente la realtà e l'universo dei significati.

3 commenti:

Emmanuele ha detto...

Sarebbe molto interessante paragonare le riflessioni di Baudrillard con quelle di Perniola (la società dei simulacri, da poco riedito come numero speciale di Àgalma), in merito alla "medievalità" del concetto di simulacro... Te la consiglio come lettura!

La Capanna in Paradiso ha detto...

Grazie dell'ottimo consiglio ... ho visto la scheda è mi sembra piuttosto interessante:
http://www.agalmaweb.org/sommario.php?rivistaID=20

Emmanuele ha detto...

Felice che ti sia interessato! Non disdegnerei una tua opinione sul testo...

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