| Trasfigurazione, XV-XVI sec |
All'iconografo viene affidato il difficile compito di rappresentare questa luce divina e spirituale.
Dionigi nella sua Gerarchia Celeste definisce le qualità e la natura di questa luce secondo la dottrina catafatica o affermativa: Dio è il "Padre delle luci", "Principio della luce (ἀρχίφοτον)", il padre di ogni grazia e perfezione che scende dall'alto; Gesù è "luce paterna che è la vera luce che illumina ciascun uomo"; per l'uomo è strumento di elevazione "per quanto possibile alle illuminazioni delle Santissime Scritture" e da iniziato riceve "con gli occhi immateriali e immobili dell'intelligenza il dono della luce principiale". Nella Mistica teologica Dionigi approfondisce maggiormente il concetto secondo la dottrina apofatica o negativa. L'esperienza mistica del contatto con Dio può essere definito solo attraverso degli ossimori, così la luce divina diventa "densa nube sovraluminosa", "tenebra luminosissima". Così nella Letera V: "la divina caligine è la luce inaccessibile nella quale si dice abita Dio. Questa luce è invisibile a causa del suo splendore supereminente e non si lascia penetrare per l'eccesso della sua effusione di luminosità soprasostanziale. In questa oscurità si trova chiunque è stimato degno di conoscere e di vedere Dio, proprio con il fatto di non vedere e di non conoscere;".
Fonti:
Bibliografia:
Dionigi Areopagita, Tutte le opere, a cura di Piero Scazzoso ed Enzo Bellini, ed.Bompiani, 2009
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