| Trasfigurazione, XV-XVI sec |
"Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E fu trasfigurato davanti a loro; la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce. E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui. E Pietro prese a dire a Gesù: «Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende; una per te, una per Mosè e una per Elia».Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra, ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: «Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo». I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: «Alzatevi, non temete». Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo." (Matteo 17:1-8)All'iconografo viene affidato il difficile compito di rappresentare questa luce divina e spirituale.
Dionigi nella sua Gerarchia Celeste definisce le qualità e la natura di questa luce secondo la dottrina catafatica o affermativa: Dio è il "Padre delle luci", "Principio della luce (ἀρχίφοτον)", il padre di ogni grazia e perfezione che scende dall'alto; Gesù è "luce paterna che è la vera luce che illumina ciascun uomo"; per l'uomo è strumento di elevazione "per quanto possibile alle illuminazioni delle Santissime Scritture" e da iniziato riceve "con gli occhi immateriali e immobili dell'intelligenza il dono della luce principiale". Nella Mistica teologica Dionigi approfondisce maggiormente il concetto secondo la dottrina apofatica o negativa. L'esperienza mistica del contatto con Dio può essere definito solo attraverso degli ossimori, così la luce divina diventa "densa nube sovraluminosa", "tenebra luminosissima". Così nella Letera V:
"la divina caligine è la luce inaccessibile nella quale si dice abita Dio. Questa luce è invisibile a causa del suo splendore supereminente e non si lascia penetrare per l'eccesso della sua effusione di luminosità soprasostanziale. In questa oscurità si trova chiunque è stimato degno di conoscere e di vedere Dio, proprio con il fatto di non vedere e di non conoscere;".
Fonti:
Bibliografia:
Dionigi Areopagita, Tutte le opere, a cura di Piero Scazzoso ed Enzo Bellini, ed.Bompiani, 2009
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