"La scienza architettonica si deve ai Greci. La specolazione e la pratica fa la principal differenza, che passa tra le scienze e le arti. Arte è un sistema di cognizioni ridotto a regole positive, invariabili, indipendenti dal capriccio, o dalla opinione. Scienza è la cognizione de' rapporti, che possono avere insieme un certo numero di fatti.La capanna, prima abitazione degli uomini, è per il Milizia il modello dell'architettura greca, essa è prodotto della natura essendo legata alle esigenze primarie dell'uomo, anche quando i greci passano dal legno alla pietra per adattarsi alle esigenze dello sviluppo della civiltà mantengono le qualità naturali di bellezza, comodità e solidità. Questi tre principi sono gli stessi formulati dal teorico romano Vitruvio, Firmitas (solidità), Utilitas (funzione, comodità), Venustas (bellezza), ma invertiti dal Milizia nell'ordine d'importanza. Il Milizia dà alla bellezza il primo posto.
Ciò presuppone necessariamente l'esistenza e la scoperta di questi medesimi fatti . Questa scoperta è unicamente opera de' sensi. [...] Or se i Greci sono stati i primi istitutori dell'Architettura, cioè dell'arte e della scienza di fabbricare, qual cammino hanno eglino tenuto per giungere a si nobile scopo? Eglino aveano davanti gli occhi capanne. Dunque è ben verisimile, che avessero presa la capanna per modello da imitare in pietra, sempre colla mira di dare ai loro edifizj maggior bellezza, comodità, e solidità."
"I tronchi degli alberi, sostegni verticali della capanna, si convertirono in colonne, ora liscie, ora scanalate, ora spiralmente ornate, come naturalmente avviene ad essi tronchi. [...] Gli ornamenti di essi capitelli, [...] saranno derivati dai rami lasciati in cima a i tronchi [...] Queste colonne si determinarono in varj rapporti, secondo le differenti moli degli alberi [...] Quindi i tre ordini dell'Architettura; il dorico robusto, il Jonico gentile, il corintio delicato. [...] Ecco come dalla struttura della capanna sono nati gli ordini con ogni loro pertinenza; e proseguendo la stessa traccia si scuopre l'origine, e la causa di ogni altro modo architettonico."
L'architettura deve essere "mimesis", imitazione della natura, come accade in pittura e scultura. L'architettura non ha un modello naturale diretto ma mediato attraverso l'ingegno degli uomini, il modello della capanna come modello assoluto ed universale di bellezza ideale. Tuttavia la natura non è perfetta, compito dell'uomo dotato di buon gusto ed intelligenza e quello di scegliere le parti migliori presenti nelle forme naturali, un processo di idealizzazione, di purificazione dalle imperfezioni della variabilità estrema del divenire delle cose. Per l'architettura la mancanza di un modello naturale diretto può portare l'arte a decadenza e a stravolgimenti. L'architettura è per il Milizia scienza e arte e deve essere continuamente sottoposta alla ragione, basarsi su principi che non sono semplicemente formali ma concettuali, quindi una architettura filosofica, per ovviare ai capricci delle mode e al conseguente decadimento dell'arte.
"Dunque l'Architettura è un'arte d'imitazione al pari di tutte le altre belle arti. Il solo divario è, che alcune di loro hanno un modello naturale, su cui possono formare un sistema d'imitazione. Manca tal modello all'Architettura: ma ella ne ha un altro sostituitole dalla industria naturale degli uomini in costruire le loro prime abitazioni. La rozza capanna è l'Architettura naturale, e il modello della bellezza dell'Architettura civile.
Or se l'Architettura è un'arte d'imitazione , la sua bellezza consisterà , come quella di tutte le altre belle Arti, nell'imitare la bella Natura, cioè nell'imitare per nostro utile e diletto una scelta di parti naturali perfette, componenti un tutto perfetto, il quale naturalmente non si dà. La Natura non forma mai un tutto perfetto, almeno secondo la nostra maniera di pensare; ma ha sparse in qua e in là produzioni perfette, che l'uomo di gusto e di genio dopo molte osservazioni sceglie e combina più convenientemente al suo soggetto, e ne forma un tutto compito, che è quel, che si chiama la Bella natura.
Se il fabbricare è uno de' più universali, e de' più antichi mestieri, e forse anteriore per la sua necessità a quello di dipingere e di scolpire, non siegue perciò, che l'Architettura possa vantare una consimile data. La Pittura, e la Scultura sembrano di più facile miglioramento, non solo pel più facil maneggio de' colori, e della plastica , ma spezialmente per gli originali, che sì propongono da imitare, e che la Natura presenta sempre e a tutti in ogni parte.
All'incontro l'Architettura prima di ridursi ad Architettura, secondo la nostra definizione, che per maggior chiarezza replichiamo, cioè ad arte e a scienza di fabbricare, ha dovuto stentare molto per difetto del modello naturale, che non ha. E per lo stesso motivo ella è più esposta a decadenze e a rivoluzioni. Ella ha bisogno d'un ragionamento continuato. V'è cosa più astrusa? E perchè la colonna ha da essere in que' rapporti? Non ne veggo subito la ragione, e do in pertiche, o in torsi. Onde se il fabbricare è della più remota antichità, e d'una universalità la più estesa, il fabbricare con intelligenza, che è ciò che costituisce l'Architettura, è ristretto in angusti limiti di tempo e di luogo . Troppo angusti, e dovrebbero essere illimitati."Bellezza, comodità e solidità sono i principi generali dell'architettura, completati da una serie di nove regole essenziali: la simmetria (il piacevole rapporto tra le parti e il tutto); l'euritmia (la varietà); la convenienza (il decoro); la razionalità per la funzionalità dell'edificio; l'ornamentazione (gli ordini architettonici); la corrispondenza tra ornato e funzione; la ragionevolezza nelle scelte; le scelte vanno dedotte dagli archetipi naturali e tradizionali; il prevalere della ragione.
Particolarmente interessante è la sua concezione degli ordini architettonici che rientrano nell'ornamentazione, ma che non vengono considerati semplice decorazione ma "ornati necessarj prodotti dalla natura stessa dell'edificio" e sono "realmente l'ossatura della fabbrica, e parti essenziali di essa", sono quindi un vero e proprio linguaggio dell'architettura strettamente connesso alla funzionalità dell'edificio. Condanna quindi qualsiasi ornamento "che non abbia il suo proprio uffizio, e che non sia integrante della fabbrica stessa" e ribadisce "quanto è in rappresentazione, deve essere sempre in funizione". Conclude quindi in forte polemica con l'architettura del suo tempo con una definizione curiosamente adatta anche all'architettura modernista contemporanea.
"Questi principj sono tutti positivi, costanti, generali, perchè appartengono alla natura stessa della cosa, e al buon senso, e costituiscono presi insieme la vera ed essenzial bellezza dell'Architettura. Ma se sì perdon di mira, addio Architettura: ella non è più scienza, non è più arte; divien moda, capriccio, delirio."
Sitografia:
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