da "Campanile di Natale" video di Don Gianluca Busi e Maurizio Grandi
Questo video illustra nella prima parte la tradizione popolare del presepe voluta da S.Francesco e consolidatasi nei secoli. Nella seconda parte la lettura dell'icona bizantina della Natività evidenziando il senso teologico e profondo dell'immagine.
archetipi, simboli, segni, iconografie, tipologie, metafore, allegorie, iconologie, nel campo dell'architettura e delle arti
23 dicembre 2010
08 dicembre 2010
Iconografie: Immacolata Concezione
di Enrico Bardellini
L a chiesa della Santissima Annunziata a Pistoia, situata in Piazza dei Servi, è stata fondata nella seconda metà del Duecento, e completata alla fine del secolo successivo, rimaneggiata durante il Quattrocento e, più radicalmente, in epoca barocca, fra Seicento e Settecento. All'interno sono conservate numerose opere pittoriche, affreschi e tele, di varie epoche storiche, fra cui in sagrestia sopra la porta verso il presbiterio, una bella tavola "La Concezione" coi relativi simboli scritturali. Da alcuni è attribuita a Giovanni Cristiani, ma Sebastiano Vongeschi, nelle sue Ricordanze narra chiaramente come il quadro fosse dipinto da Giuliano d'Iacopo Panciatichi (Giuliano di Jacopone Bandino Panciatichi) nel 1532. L'ubicazione di questa tavola non è originaria, ma probabilmente fu eseguita per una delle piccole cappelle, che erano internate nelle pareti laterali della Chiesa.
Pur essendo il pittore praticamente sconosciuto questa tavola risulta piuttosto interessante in quanto rappresenta il prototipo di una iconografia che avrà largo successo nei secoli successivi, in opere molto più famose di El Greco, Velázquez, Murillo, Zurbarán in area spagnola e del Barocci, Cavallino, Guercino, Tiepolo in area italiana.
La Concezione di Pistoia non è in grado di eguagliare il valore artistico delle opere di tutti questi autori, tuttavia trova il suo valore nel programma simbolico che è in grado di esprimere, programma che nei secoli successivi risulterà in parte o completamente perso.
Al centro della scena la figura di Maria sta sospesa fra cielo e terra, i suoi piedi non toccano il suolo, ha aspetto giovanile di ragazza, ha lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle. La Vergine guarda con dolcezza verso lo spettatore e con le mani giunte è immersa in profonda contemplazione. Le vesti rispettano i canoni della rappresentazione della scuola italiana, infatti è abbigliata con tunica rosso vivo e mantello blu notte con una stella a otto punte all'altezza della spalla destra. Il manto allude al cielo stellato di cui essa stessa e l'astro più splendente.
Caratterizza questa iconografia l'assenza della figura dell'Emmanuele, il Cristo bambino, solitamente in coppia con Maria. Questa voluta assenza è per mettere l'accento sul concetto di "Immacolata", colei che è senza macchia e priva del peccato originale, qualità che Maria ha acquisito per volontà di Dio Padre indipendentemente dalla nascita di Gesù.
Questa concezione dottrinale dell'"Immacolata" fu inizialmente proposta da Sant'Agostino ed ha avuto nei secoli sostenitori come i francescani ma anche oppositori come i domenicani, provocando una certa contesa; la questione fu risolta solamente nel 1854 con enciclica papale che adottò in pieno la dottrina.
Dall'Apocalisse di Giovanni invece sono tratti altri particolari della rappresentazione: "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle." (Ap 12,1) recita il testo biblico, vediamo infatti come le stelle siano poste tutt'intorno al capo di Maria assumendo la forma di aureola, l'astro lunare sotto i suoi piedi e, come successivamente è descritto nel testo biblico, un dragone che insidia la Vergine, visibile su lato sinistro in basso, che verrà successivamente sconfitto.
Sullo sfondo del dipinto si estende un paesaggio piuttosto stilizzato con delle costruzioni, sulla destra un giardinetto recintato, l'"Hortus Conclusus", uno edificio a forma di scrigno sigillato e sulla sinistra un'edificio a forma di arca o forse un tempio, tutti attributi delle qualità e della verginità di Maria.
Nella parte alta del dipinto domina la figura di Dio Padre con il libro con l'alfa e l'omega, la volontà divina presiede all'Immacolata Concezione e ne indica la sua dimensione eterna e atemporale.
La figura di Dio Padre è circondata e isolata all'interno di una corona di angeli cherubini e serafini, a loro volta affiancati da il sole e la luna, il tempo ciclico. Più in basso due angeli più grandi che affiancano Maria reggono due targhe con il motto: SOLE SPLENDIDIOR VIRGO - RUTILANTIOR ASTRIS (Vergine più luminosa del sole - più risplendente delle stelle).
Pur essendo il pittore praticamente sconosciuto questa tavola risulta piuttosto interessante in quanto rappresenta il prototipo di una iconografia che avrà largo successo nei secoli successivi, in opere molto più famose di El Greco, Velázquez, Murillo, Zurbarán in area spagnola e del Barocci, Cavallino, Guercino, Tiepolo in area italiana.
La Concezione di Pistoia non è in grado di eguagliare il valore artistico delle opere di tutti questi autori, tuttavia trova il suo valore nel programma simbolico che è in grado di esprimere, programma che nei secoli successivi risulterà in parte o completamente perso.
Al centro della scena la figura di Maria sta sospesa fra cielo e terra, i suoi piedi non toccano il suolo, ha aspetto giovanile di ragazza, ha lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle. La Vergine guarda con dolcezza verso lo spettatore e con le mani giunte è immersa in profonda contemplazione. Le vesti rispettano i canoni della rappresentazione della scuola italiana, infatti è abbigliata con tunica rosso vivo e mantello blu notte con una stella a otto punte all'altezza della spalla destra. Il manto allude al cielo stellato di cui essa stessa e l'astro più splendente.
Caratterizza questa iconografia l'assenza della figura dell'Emmanuele, il Cristo bambino, solitamente in coppia con Maria. Questa voluta assenza è per mettere l'accento sul concetto di "Immacolata", colei che è senza macchia e priva del peccato originale, qualità che Maria ha acquisito per volontà di Dio Padre indipendentemente dalla nascita di Gesù.
Questa concezione dottrinale dell'"Immacolata" fu inizialmente proposta da Sant'Agostino ed ha avuto nei secoli sostenitori come i francescani ma anche oppositori come i domenicani, provocando una certa contesa; la questione fu risolta solamente nel 1854 con enciclica papale che adottò in pieno la dottrina.
Dall'Apocalisse di Giovanni invece sono tratti altri particolari della rappresentazione: "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle." (Ap 12,1) recita il testo biblico, vediamo infatti come le stelle siano poste tutt'intorno al capo di Maria assumendo la forma di aureola, l'astro lunare sotto i suoi piedi e, come successivamente è descritto nel testo biblico, un dragone che insidia la Vergine, visibile su lato sinistro in basso, che verrà successivamente sconfitto.
Sullo sfondo del dipinto si estende un paesaggio piuttosto stilizzato con delle costruzioni, sulla destra un giardinetto recintato, l'"Hortus Conclusus", uno edificio a forma di scrigno sigillato e sulla sinistra un'edificio a forma di arca o forse un tempio, tutti attributi delle qualità e della verginità di Maria.
Nella parte alta del dipinto domina la figura di Dio Padre con il libro con l'alfa e l'omega, la volontà divina presiede all'Immacolata Concezione e ne indica la sua dimensione eterna e atemporale.
La figura di Dio Padre è circondata e isolata all'interno di una corona di angeli cherubini e serafini, a loro volta affiancati da il sole e la luna, il tempo ciclico. Più in basso due angeli più grandi che affiancano Maria reggono due targhe con il motto: SOLE SPLENDIDIOR VIRGO - RUTILANTIOR ASTRIS (Vergine più luminosa del sole - più risplendente delle stelle).
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