
A differenza della filosofia, la Sapienza è un modo di essere, non di pensare, ed è frutto del Sé, mentre la filosofia lo è dell'ego.
I Sapienti greci non erano uomini di scrivania, come forse amerebbero dipingerli a propria immagine e somiglianza gli esangui ermeneuti contemporanei, bensì individui che intraprendevano una via di continua ricerca di se stessi, all'insegna del motto delfico gnôthi sautón, e da questa pratica di ricerca spirituale venivano trasformati fin nelle intime midolla, come i Sapienti d'Oriente.
Nel versante orientale, la Sapienza è un immenso commentario intorno alle folgorazioni mistiche e alle formulazioni religiose dei Veda, che trovano sistemazione nelle Upanishad. Diversa è la Sapienza greca, in cui fioriscono personalità spiccate, con maggiore differenziazione di linguaggio e di pensiero. Ma i temi di fondo sono gli stessi, e con ogni evidenza la Madre della Sapienza d'Oriente e d'Occidente è una sola e la medesima, benché da essa germoglino frutti ben diversi.
Sul Perì Phýseos di Senofane
Come nei Sílloi (Parodie) Senofane critica l'antropomorfismo degli dei e la loro eccessiva proliferazione, così nel Perì Phýeos (Dell'Origine), in una sorta di mono-poli-teismo o panteismo monistico, rivela la natura autentica del Divino: esso è Uno, pur ammettendo accanto a sé una schiera di dei subordinati, e privo di qualunque connotazione antropomorfica:
- "Uno solo il dio, tra gli dei e gli umani il più grande,
- né per aspetto né per intuito simile ai mortali" (fr. 22A).
- "Tutto intero vede, tutto intero intuisce, tutto intero ode" (fr. 3A)
- "senza sforzo fa vibrare tutte le cose con l'impulso del suo intuire" (fr. 24A)
Come il tò eón in Parmenide (fr. 8A, vv. 26 et 39), il Dio di Senofane è immobile (akíneton), e l'attributo di immobilità è connesso con il suo essere oûlos (cfr. fr. 23A):
- "Rimane sempre nello stesso luogo, senza muoversi
- e non gli si addice spostarsi ora in un punto, ora in un altro" (fr. 25A).
Il Principio unificatore del mondo materiale, che è anch'esso vibrazione del Dio (cfr. frr. 23A et 24A), corrispettivo dell'Uno alla radice delle cose sensibili, è Gaia, la Terra immagine di Phýsis:
- "Dalla terra vengono tutte le cose e nella terra tutte le cose finiscono" (fr. 26A);
- "terra e acqua, tutto ciò che nasce e ha origine" (fr. 28A);
- "tutti siamo nati dalla terra e dall'acqua" (fr. 32A).
- "il vasto mare è genitore di nuvole, venti e fiumi" (fr. 29A, vv. 5-6),
- "Quella che chiamano Iride, è anch'essa per natura una nuvola,
- purpurea e scarlatta e verde-gialla a vedersi" (fr. 3lA).
Solo il Sapiente conosce. Tutti gli altri possono soltanto "crearsi un'opinione" (ibidem, v. 4). Lungi dall'essere una sorta di dichiarazione di scetticismo ante litteram il frammento afferma la superiorità della conoscenza sapienziale rispetto alle opinioni dei molti: esse non hanno autentica capacità conoscitiva, ma al massimo possono essere "somiglianti alla verità" (fr. 34A).
L'opinione individuale è ingannevole, perché esposta alla sorpresa della inesauribile possibilità di esperienze che possono smentirla o superarla, e che dipendono dalla vis generativa del Dio in quanto Phýsis.
- "se il dio non avesse generato il biondo miele,
- direbbero che i fichi sono assai più dolci"(fr. 37A).
La Sapienza ha sguardo capace di sondare il Divino e l'umano, e può essere guida delle genti.
E questa la sfida che essa dal profondo dei secoli lancia ancora oggi ai popoli e ai loro capi accecati dall'ignoranza.
(pubblicato in: LE PAROLE DEI SAPIENTI - Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso - Traduzione e cura di Angelo Tonelli, ed.Feltrinelli, Milano 2010. Per gentile concessione dell'autore.)
Articolo sul libro in il Giornale.it di Davide Brullo
Al sito di Angelo Tonelli per informazioni sulle sue attività di poeta, scrittore, traduttore e performer.
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