20 luglio 2010

Le parole dei Sapienti: Senofane

di Angelo Tonelli

Sapienza è una condizione dello spirito, un modo di essere, e non un insieme di contenuti che si ritengano veri e saggi. Il Sapiente è radicato nella sorgente delle cose, e dell'esperienza sapienziale possono farsi testimonianza scritta o orale parole, come quelle di Eraclito, Parmenide, Empedocle in Occidente, e delle Upanishad o dello Chuang Tzu in Oriente, che vibrano della risonanza mistica da cui sorgono.
A differenza della filosofia, la Sapienza è un modo di essere, non di pensare, ed è frutto del , mentre la filosofia lo è dell'ego.
I Sapienti greci non erano uomini di scrivania, come forse amerebbero dipingerli a propria immagine e somiglianza gli esangui ermeneuti contemporanei, bensì individui che intraprendevano una via di continua ricerca di se stessi, all'insegna del motto delfico gnôthi sautón, e da questa pratica di ricerca spirituale venivano trasformati fin nelle intime midolla, come i Sapienti d'Oriente.
Nel versante orientale, la Sapienza è un immenso commentario intorno alle folgorazioni mistiche e alle formulazioni religiose dei Veda, che trovano sistemazione nelle Upanishad. Diversa è la Sapienza greca, in cui fioriscono personalità spiccate, con maggiore differenziazione di linguaggio e di pensiero. Ma i temi di fondo sono gli stessi, e con ogni evidenza la Madre della Sapienza d'Oriente e d'Occidente è una sola e la medesima, benché da essa germoglino frutti ben diversi.

Sul Perì Phýseos di Senofane
Come nei Sílloi (Parodie) Senofane critica l'antropomorfismo degli dei e la loro eccessiva proliferazione, così nel Perì Phýeos (Dell'Origine), in una sorta di mono-poli-teismo o panteismo monistico, rivela la natura autentica del Divino: esso è Uno, pur ammettendo accanto a sé una schiera di dei subordinati, e privo di qualunque connotazione antropomorfica:
  • "Uno solo il dio, tra gli dei e gli umani il più grande, 
  •  né per aspetto né per intuito simile ai mortali" (fr. 22A).
Oltre che Uno, il Dio è oûlos (intero):
  • "Tutto intero vede, tutto intero intuisce, tutto intero ode" (fr. 3A)
l'intuire divino non è dissociato, dualisticariente, dal suo aisthetikón, anche se lo trascende. Affermare che il dio è ovunque intero non esclude che esso si articoli nelle forme del molteplice, pur restando Uno: pur trascendendo il mondo, esso è anche il mondo e
  • "senza sforzo fa vibrare tutte le cose con l'impulso del suo intuire" (fr. 24A)
in una perfetta identità di intuire e agire.
Come il tò eón in Parmenide (fr. 8A, vv. 26 et 39), il Dio di Senofane è immobile (akíneton), e l'attributo di immobilità è connesso con il suo essere oûlos (cfr. fr. 23A):
  • "Rimane sempre nello stesso luogo, senza muoversi 
  •  e non gli si addice spostarsi ora in un punto, ora in un altro" (fr. 25A).
Unità, interezza, immobilità del Dio di Senofane trovano perfetta corrispondenza nella descrizione parmenidea del tò eón, senza che sia possibile istituire un rapporto di diretta filiazione tra il Sapiente di Colofone e quello di Elea, sia per la distanza geografica che rendeva difficile la conoscenza tra pensatori pressoché contemporanei, sia perché è assai diverso il modo in cui l'uno e l'altro si accostano al Divino, pur nelle innegabili somiglianze. È più facile pensare che una riflessione sul Divino in termini di unità, interezza, immobilità circolasse nell'ambito della Sapienza orfeodionisiaca eleusina e in generale nelle cerchie sapienziali elleniche, a loro volta aperte alla Sapienza vicino ed estremo-orientale, indiana, persiana, egizia, mesopotamica.
Il Principio unificatore del mondo materiale, che è anch'esso vibrazione del Dio (cfr. frr. 23A et 24A), corrispettivo dell'Uno alla radice delle cose sensibili, è Gaia, la Terra immagine di Phýsis:
  • "Dalla terra vengono tutte le cose e nella terra tutte le cose finiscono" (fr. 26A); 
la generazione delle cose sensibili si attua attraverso la mescolanza di terra e acqua, quel fango primordiale archetipico così presente nelle speculazioni affidate al pensiero mitico,
  • "terra e acqua, tutto ciò che nasce e ha origine" (fr. 28A); 
  • "tutti siamo nati dalla terra e dall'acqua" (fr. 32A).
In ordine gerarchico, dall'unità in direzione della molteplicità, ovvero dal generale all'individuale, ciò che è generato dal fango primordiale della Terra a sua volta genera: così
  • "il vasto mare è genitore di nuvole, venti e fiumi" (fr. 29A, vv. 5-6), 
in una tendenza a spiegare i fenomeni del mondo sensibile senza fare ricorso al mito:
  • "Quella che chiamano Iride, è anch'essa per natura una nuvola, 
  •  purpurea e scarlatta e verde-gialla a vedersi" (fr. 3lA).
Senofane ha ben chiaro che solo il Sapiente, e dunque solo egli stesso, in quanto ha una "autentica esperienza conoscitiva" (fr. 33A, v. 4) può conoscere con evidenza (ibidem, v. 1) e sapere "la verità intorno agli dei" e a tutte le cose di cui ha parlato nel Poema (ibidem, v. 2).
Solo il Sapiente conosce. Tutti gli altri possono soltanto "crearsi un'opinione" (ibidem, v. 4). Lungi dall'essere una sorta di dichiarazione di scetticismo ante litteram il frammento afferma la superiorità della conoscenza sapienziale rispetto alle opinioni dei molti: esse non hanno autentica capacità conoscitiva, ma al massimo possono essere "somiglianti alla verità" (fr. 34A).
L'opinione individuale è ingannevole, perché esposta alla sorpresa della inesauribile possibilità di esperienze che possono smentirla o superarla, e che dipendono dalla vis generativa del Dio in quanto Phýsis.
  • "se il dio non avesse generato il biondo miele, 
  •  direbbero che i fichi sono assai più dolci"(fr. 37A).
Cantata negli esametri dell'épos omerico e della didaché esiodea di cui critica severamente la concezione antropomorfica del Divino, l'opera di Senofane è inno alla Sapienza, e affermazione dell'indole divina del Sapiente, che solo tra gli umani può conoscere il processo unitario del cosmo e il dispiegamento del Dio in Natura naturans et naturata, senza nessun residuo noumenico, senza nessuna immediatezza apofatica che rimandi all'indicibile, come accade invece in Parmenide e Zenone.
La Sapienza ha sguardo capace di sondare il Divino e l'umano, e può essere guida delle genti.
E questa la sfida che essa dal profondo dei secoli lancia ancora oggi ai popoli e ai loro capi accecati dall'ignoranza.

(pubblicato in: LE PAROLE DEI SAPIENTI - Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso - Traduzione e cura di Angelo Tonelli, ed.Feltrinelli, Milano 2010. Per gentile concessione dell'autore.)

Articolo sul libro in il Giornale.it di Davide Brullo

Al sito di Angelo Tonelli per informazioni sulle sue attività di poeta, scrittore, traduttore e performer.

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