24 aprile 2010

Il "tradizionale" nell'architettura moderna

da R.Blomfield, Modernismus, London 1934

Ypres (Belgium): Menin Gate, 1922
Nel 1934 l'architetto tradizionalista inglese Sir Reginald Blomfield (1856-1942) pubblica il libro "Modernismus" in aperta polemica con le nuove tendenze dell'architettura. L'autore espone in maniera sintetica e lucida la sua la concezione tradizionalista dell'architettura in contrapposizione con quella modernista emergente:
« La differenza fra di noi è che il "Modernista" pretende di spazzare via il passato e creare un inizio completamente puro a partire dalla sua coscienza interiore, mentre il "Tradizionalista" - un termine di vituperio nella bocca dei Modernisti - è deciso a continuare e a muoversi in avanti su linee già poste e accettate dalle persone civili; e lasciatemi ripetere che questa è una posizione interamente differente da quella dei revivalisti e dei falsificatori del diciannovesimo secolo. »
A parte il tono sprezzante nei confronti delle diverse concezioni, questo passo mette in luce una via alternativa al dualismo Modernismo-Passatismo. L'autore cerca di distinguersi sia dagli architetti modernisti innovatori sia dagli imitatori storicisti dell'ottocento.
Blomfield riconosce piena dignità al passato, lo assume come modello e metodo, ma non si preclude la possibilità di continuarlo piuttosto che limitarsi a reiterarlo all'infinito. Da quì il rifiuto di un'architettura come sterile imitazione di modelli passati, concepita senza aggiungere nulla e quindi impossibilitata di sviluppare nel tempo della storia la tradizione e incapace di servire come punto di partenza per le successive generazioni.
D'altro canto l'architettura non può pretendere neanche di essere fondata sul nulla cominciando ogni volta da capo, ignorando tutto ciò che è stato e rimanere abbandonata alla sensibilità e alla interiorità dell'architetto-artista. L'autore propone una terza via che lui definisce "Tradizionalista", dove l'architettura deve tenere conto dello sviluppo diacronico della civiltà occidentale, sviluppo prodotto e accettato dalle "persone civili",  vale a dire di una civiltà dotata di un certo valore, civiltà che ha o dovrebbe avere una tradizione viva e in divenire.
In sintesi Blomfield ci illustra tre vie intraprese dall'architettura moderna del suo tempo:
  1. 1. Architettura Modernista - radicalmente innovativa, astorica e individualisticamente arbitraria
  2. 2. Architettura Revival - passivamente imitativa, statica, impersonale e falsa
  3. 3. Architettura Tradizionalista - tradizionale e moderna, rispettosa sia dell'individuo-architetto che della intera collettività
Il Blomfield sceglie la terza via, una via che sarà seguita da alcuni architetti del '900, questi saranno "i perdenti" all'interno della modernità, ma fautori di una storia che esiste e che deve ancora essere scritta.

Bibliografia:
Blomfield, Sir Reginald - Modernismus. Trad. it. a cura di Giorgio Pigafetta. Alinea Editrice, Firenze 1996
Sitografia:
Wikipedia: Sir Reginald Blomfield (1856-1942)
immagine presa da Flicker

1 commenti:

Pietro Pagliardini ha detto...

Direi che quella di Blomfield è una posizione di grande equilibrio: rispetto del passato ed evoluzione dell'architettura in armonia con la società, senza ideologici balzi in avanti né ripetizioni di inutili formalismi.
Ma chi segue Blomfield? Tu stesso affermi che è stata perdente. E' tuttora perdente, basta farsi un giro nei blog, o aprire una rivista. L'architettura tradizionale non interessa quasi nessuno ed anzi viene derisa e snobbata e tutti si sentono in diritto di dare lezioni di modernità e quando va bene ti trattano da nostalgico.
Difficile, quasi impossibile, cancellare 80 anni di storia manomessa.
Saluti
Pietro

Crea PDF con