13 novembre 2009

La Casa di Sophia (6) - San Paolo e Origene

da "Esegesi Paolina - I testi frammentari", a cura di Francesco Pieri, ed.Città Nuova, 2009

È di recente pubblicazione questo volume della Città Nuova Editrice, vol.XIV/4 della collana "Opere di Origene", che voglio segnalare per la sua importanza in quanto porta alla conoscenza dei non specialisti gli scritti frammentari ma preziosissimi di Origene sull'esegesi delle Lettere di S.Paolo.
Dal volume traggo un brano che tratta dell'interpretazione di in un passo della Prima Lettera ai Corinzi  sulla Sophia e sui sapienti:
"(18) Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente; (19) perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli prende i sapienti per mezzo della loro astuzia. (20) E ancora: Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani." (1 Corinzi 3, 18-20)

Origene, Dalle Omelie (?) sulla Prima Lettera ai Corinzi
 (66-71)
"[in corsivo il testo paolino] [...] poiché i Corinzi erano assai fieri della sapienza mondana [κόσμου σοφία], per questo dice loro: Se qualcuno tra voi crede di essere sapiente [δοκεῖ σοφὸς] - non se qualcuno è sapiente [σοφός], ma se crede di essere sapiente [δοκεῖ σοφὸς] tra voi - in questo secolo diventi stolto; non ha detto semplicemente stolto, ma in questo secolo, poiché anche essi ci chiamano stolti in rapporto a questo secolo (67). Dunque diventi stolto in questo secolo, affinché grazie al suo essere divenuto stolto in questo secolo diventi veramente saggio [ἀληθῶς σοφός]; infatti la sapienza di questo mondo [σοφία τοῦ κόσμου] è stoltezza davanti a Dio. Come infatti potrebbe non essere stolto chi nega che esista la provvidenza (68), o che tutte le cose risultano dall'aggregazione degli atomi e del vuoto, o che il piacere è lo scopo che perseguono i buoni (69) e dice tutte le altre cose che sono frottole e vaneggiamenti della presunta sapienza di fuori [δοκούσες σοφίας]? (70). Costui infatti è veramente stolto e queste dottrine sono stolte. E in generale esaminando tutta la filosofia dei greci e dei barbari, dirai che è stoltezza là dove essa discorda dall'insegnamento di Cristo. 
Sta scritto infatti: Colui che coglie in fallo i sapienti [σοφοὺςnella loro astuzia. Io affermo che non è gran cosa se Dio, in quanto Dio, coglierà in fallo i sapienti [σοφοὺςnella loro astuzia, ma (se lo fa) per mezzo di Paolo che dice: Se anche viviamo nella carne, non militiamo secondo la carne, poiché le armi della nostra milizia non sono quelle carnali ma quelle che hanno potere, grazie a Dio, di distruggere le fortezze, distruggendo i ragionamenti e ogni altezza che si solleva contro la conoscenza di Dio [γνώσεως τοῦ Θεοῦ] (71). Affinché tu comprenda più chiaramente, fammi attenzione a Paolo che soggiorna ad Atene e fa domande a coloro che incontra casualmente, finché gli si avvicinano alcuni filosofi epicurei e stoici: è allora infatti che con la grazia di Cristo egli li mise in difficoltà e ne svelò i sofismi [σοφίσματα]; io ritengo che in quel passo vengano chiamati con il nome di sapienti [σοφοὺς] i sofisti [σοφιστάς], quanti pronunciano sofismi costruiti con artificio retorico e non insegnano la verità. E ancora: il Signore sa che i ragionamenti dei saggi [σοφῶν] sono vani. Non c'è dunque da meravigliarsi se il Signore in se stesso sa che i ragionamenti dei saggi sono vani; ma io desidero che il Signore venuto in me sappia che i ragionamenti dei saggi [σοφῶν] siano vani. Se infatti il Cristo vive in me, egli può mostrarmi come i ragionamenti dei saggi del mondo [κόσμου σοφοὺς] siano vani e come soltanto la sapienza di Dio [σοφία τοῦ Θεοῦ] risplenda vincendo e calpestando ogni apparente sapienza [δοκοῦσαν σοφίαν]."
Origene, commentando S.Paolo, ci chiarisce che i "sapienti" (σοφοὺς), che così si definiscono nel mondo, possiedono solo la sapienza del mondo (κόσμου σοφία), che è stoltezza agli occhi di Dio, la loro è una "sapienza apparente" o "presunta sapienza di fuori" (δοκοῦσαν σοφίαν), una sapienza relativa e frutto di opinione. Il sapiente che crede di esserlo (δοκεῖ σοφὸς), i sapienti del mondo, o che il mondo riconosce come tali, sono in realtà dei semplici "sofisti" (σοφιστάς), dei falsi sapienti astuti, i loro ragionamenti costruiti ad arte, i sofismi, sono vani e non esprimono la Verità.
Il sapiente (σοφός), per essere tale, deve diventare stolto, ma non "stolto" in assoluto, costui é colui che effettivamente non é in grado di riconoscere la Verità, ma "stolto in questo secolo", stolto al mondo, solo così arriva alla "Vera Sapienza", alla sapienza di Dio (σοφία τοῦ Θεοῦ) che è vera conoscenza o "gnosi di Dio" (γνώσεως τοῦ Θεοῦ), solo costui é in realtà il "vero sapiente" (ἀληθῶς σοφός).

1 commento:

Andrea Fiamma ha detto...

Complimenti per il blog, è molto interessante l'incontro tra l'architettura e la filosofia. Mi chiamo Andrea Fiamma, ho 22 anni e mi occupo di neoplatonismo e mistica cristiana. Vi invito sul mio blog, "La cittadella interiore" - ho visto che avete scritto su Hadot, quindi il titolo vi suonerà familiare. A presto per prossime discussioni, saluti.

A.F.

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