22 settembre 2009

La Trinità di Masaccio (2)

di Enrico Bardellini
Analisi e interpretazione Iconografica
Prima di analizzare nel dettaglio la Trinità di Masaccio è opportuno confrontare e analizzare i tipi iconografici presenti all'epoca o immediatamente precedenti all'opera che stiamo studiando.
Il tema iconografico della Trinità nell'arte sacra del '300 e del primo '400 è rintracciabile in alcune opere per lo più realizzate da pittori anonimi o da pittori minori e di chiara ispirazione popolare.
Un esempio significativo di questa iconografia la possiamo osservare in una tavola di Mariotto di Nardo, un'opera tipicamente gotica a fondo dorato. In questa Trinità i personaggi sono nettamente gerachizzati. Il Padre, seduto su un trono, domina la scena ed è dimensionalmente più grande rispetto alle altre figure, è raffigurato nell'atto di benedire con la mano destra, mentre con la sinistra regge la croce del Figlio. Lo Spirito Santo, in forma di colomba, cala dall'alto ed è posizionato sulla sommità della croce tra il mento del Padre e la testa del Figlio. Cristo sulla croce è dipinto in scala minore rispetto al Padre e posizionato più in basso in modo che la croce si elevi da una fessura del suolo immediatamente davanti al trono. Nella parte bassa sono presenti due figure di oranti dipinti in scala molto ridotta e  posizionati a lato, forse i committenti dell'opera. Questo modo di rappresentare, seguendo una forte gerarchizzazione, tradisce un'impostazione popolare del tema ed è tipicamente sentimentale-devozionale, secondo la tradizione tardo-gotica.
Altre opere del tempo non si discostano molto da questa composizione, talvolta l'unica variante è l'assenza degli oranti in basso, oppure la presenza dei quattro simboli del Tetramorfo (Angelo-Vitello-Toro-Aquila), o la presenza di angeli, come si può osservare negli esempi successivi.

Se confrontiamo tutte le opere realizzate all'epoca con quella di Masaccio risulta evidente che il nostro pittore ha aggiunto personaggi ed elementi estranei all'iconografia tradizionale. La Madonna e S.Giovanni appartengono ad un'altra iconografia dell'epoca, quella della crocifissione, e lo scheletro anch'esso inesistente in queste forme tradizionali.
Tuttavia esiste una tavoletta di Barnaba da Modena piuttosto interesante che devia anch'essa dalla raffigurazione convenzionale. In questa opera le persone della Trinità sono circondate da un nimbo di luce azzurra a forma di mandorla contornato dai quattro simboli del Tetramorfo, in aggiunta ai piedi della croce appaiono seduti in contemplazione del Mistero trinitario la Madonna e S.Giovanni. Sembra che questa opera sia in grado di collegare l'iconografia più diffusa della Trinità con le variazioni introdotte da Masaccio. In realtà Masaccio si spinge oltre: i personaggi di Maria e Giovanni sono in piedi e interagiscono con il Cristo proprio come accade nella iconografia della crocifissone. Quest'ultima diffusissima e importante iconografia con Cristo raffigurato morente (o addormentato) e seminudo è di origine orientale, sembra sia stata elaborata a Bisanzio nel XI secolo, ma non ebbe immediata diffusione in Italia. Nel 1054 i legati del papa Leone IX, dopo averla vista dipinta, elevarono violente proteste. Tanto che in Italia si continuò a rappresentare la forma più antica, detta Christus Triunphans, in quanto il Cristo è raffigurato vivente e trionfante sulla morte, almeno fino alla fine del '200. In Italia le prime rappresentazioni del Cristo morente cominciano ad apparire alla meta del '200 e dal '300 soppiantano completamente il Christus Triunphans. Prendono forma tre varianti. Una è a carattere monumentale e si concretizza in una scena realistica, affollata di personaggi e risolta in maniera drammatica, come per esempio negli affreschi di Pietro Lorenzetti o Giotto. Un'altra variante è la croce dipinta, tipicamente italiana, il Chirstus Patiens o Dolens, derivata dalla trasformazione del Cristus Triunphans, e di cui abbiamo diversi esempi in area per lo più Toscana. In questa variante viene messo in evidenza il Cristo, la sua sagoma coincide con le dimensioni dell'intera tavola, mentre gli altri personaggi talvolta presenti, spesso anche scene della passione, sono in scala più piccola, ma era d'obbligo inserire la Madre di Gesù e S.Giovanni, come per esempio nella tavola di Cimabue ad Arezzo.
L'ultima variante è la forma più classica orientale, questa rinuncia ad una narrazione precisa degli eventi e si concentra sul senso teologico della scena. La croce di Cristo, esattamente al centro, è conficcata su una montagnola simbolica, il Golgota, dove si apre una caverna (il regno dei morti) contenente le ossa di Adamo, il primo uomo. Ai lati stanno le figure della Madre di Dio a sinistra e di S.Giovanni a destra, tavolta accompagnate da altre poche figure. Nella parte alta si trovano generalmente due angioletti e nelle formulazioni più arcaiche la coppia in forma stilizzata di sole e luna. Questa raffigurazione, sospesa nel tempo, si dimostra più ricca di valori simbolici delle altre varianti. Il valore simbolico è sottolineato dalle seguenti coppie: sole-luna, Maria-S.Giovanni, maschile-femminile, vita-morte; e dalla presenza delle mura di Gerusalemme; da una composizione simmetrica e proporzionata. Questa variante del tema iconografico della crocifissione, al di la dell'evento che rappresenta, assume un respiro cosmico e universale, in quanto non si limita a raccontare la morte di Cristo, ma si sforza di rendere evidente la sua resurrezione, la sua azione salvifica universale. Il Cristo sembra essersi addormentato in attesa della resurrezione e il suo sangue scende dalla croce e va a bagnare le ossa di Adamo rivitalizzandole, questo non è altro che la prefigurazione della vittoria sulla morte operata dal Salvatore a favore dell'intera umanità. Masaccio dimostra di conoscere questa ultima forma in quanto l'ha già rappresentata nella sua precedente crocifissione inserita nel Polittico di Pisa.
Dopo aver acquisito tutti questi elementi possiamo analizzare l'opera di Masaccio in esame. Notiamo a questo punto che le due iconografie più tipiche della Trinità e della Crocifissione hanno in comune la figura di Cristo sulla croce. Potremmo ipotizzare che il nostro pittore abbia operato deliberatamente questa fusione e si sia servito della croce per unificare le due diverse iconografie. In Masaccio le tre persone trinitarie più i due oranti in basso corrispondono ai personaggi presenti nella Trinità di Mariotto di Nardo, i personaggi principali al centro dell'affresco sono quelli della crocifissione, lo scheletro spostato nella parte più bassa dell'affresco, richiama il teschio del Golgota, che quindi possiamo interpretare come lo scheletro di Adamo, o comunque la morte adamica dell'uomo conseguente alla caduta dal Paradiso Terrestre. Il motto presente nell'affresco non lascia dubbi in proposito “Io fui già quel che voi siete, e quel ch’io son, voi anco sarete”. La novità di Masaccio è stata quella di unificare due iconografie e crearne una nuova per ampliare il senso teologico della rappresentazione, il quale risulta arricchito e rafforzato, più articolato e più complesso della originale rappresentazione popolare del tema. Cristo troneggia al centro dell'intera composizione come fulcro, o tramite d'unione tra il Divino e l'uomo, il cielo e la terra.
Si viene a crare così un movimento discendente, accentuato dalla composizione piramidale, che dal vertice di Dio scende allargandosi fino alla base dov'è l'uomo, come una emanazione spirituale e una volontà creatrice verso il basso, verso le cose terrene. Al tempo stesso è presente un movimento ascendente dove le preghiere dell'umanità salgono a Dio attraverso l'intercessione dei Santi e di Cristo, come unica via di salvezza e di riunificazione con il divino. Scendendo ci si allontana dall'unità Divina verso la molteplicità del creato che a causa della caduta di Adamo include anche la morte, salendo, con la fede, con l'aiuto dei santi e per mezzo di Cristo, si ritorna a essere tutt'uno con Dio, alla vera vita che vince la morte adamica. Cristo posto al centro dell'affresco e ben in evidenza diventa la chiave dell'intero sistema, chiave dei due movimenti: l'affresco ci comunica con forza che senza la sua presenza non sarebbe possibile questo doppio movimento e collegamento tra Dio e l'uomo. Questo sembra essere il messaggio più importante dell'opera, forse il vero soggetto: la centralità di Cristo nel cosmo, centralità sulla terra e centralità nel cielo, non come un re ma come un servitore, come principio ordinatore del creato e come mezzo per la salvezza di tutto il creato, come  manifestazione dell'amore divino intorno a cui tutto ruota.
La nuova soluzione iconografica che Masaccio propone illustra efficacemente questi passi del Vangelo di Giovanni, quando Cristo si sta congedando dai suoi Apostoli ed eleva a Dio Padre questa preghiera:
"(6) Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. (7) Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, (8) perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. [...] (11) Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. [...] (20) Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; (21) perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
 (22) E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. (23) Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. (Giovanni 17).

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