Questa casa è stata progettata dall'architetto Nildo Vanelli nel 1995 e realizzata dal 1997 al 2000, come sua abitazione. E' un esempio raro e interessante di come si possa conciliare la modernità con la tradizione della philosofia perennis. In questo articolo lo stesso architetto ci illustra le fasi del suo percorso di progettazione.
Lo spazio organizzato
Oltre al dibattito architettonico in corso, oltre alle forme che artisti e architetti ci propongono, in linea o in controtendenza, razionaliste, organiche, postmoderne, minimaliste, oltre a Le Corbusier e Wright ecc; esistono in noi corrispondenze, immagini e sensazioni che le forme provocano.
Organizzare il nostro spazio di vita su forme rette o curve ha effetti completamente diversi sul nostro contemporaneo: vivere in una torre o in un cubo cambia il nostro quotidiano immediato.
Non si tratta di psicologia spicciola o di curiosità. Per ciò che la simbologia ci può svelare sul nostro intorno; si tratta più semplicemente di scegliere le forme giuste per il nostro modo di essere e di pensare, per quello che vogliamo sia il nostro spazio organizzato privato.
Nel mio caso personale si trattava pertanto di progettare la mia casa, che dovevo costruire gioco-forza, in tempi brevissimi e su dimensioni quasi impostemi, tenendo conto non solo della mia condizione di architetto ma soprattutto quella di massone che mi suggeriva uno studio esoterico della costruzione; devo dire che comunque la cosa mi stimolava, ovviamente prevedevo le feroci critiche che tale realizzazione avrebbe provocato, ma questo mi preoccupava meno, tanto mi stava prendendo la foga di fare.
In me una convinzione, un filo conduttore: i quattro elementi primordiali:
Terra, aria, acqua, fuoco, gli elementi che hanno segnato il divenire umano.
Il quadrato
I primi segni sulla carta considerata che la superficie coperta non poteva superare i 65 mq mi riconducevano quasi ossessivamente alla forma quadrata, naturalmente per una ragione di funzionalità degli spazi interni; questa forma mi ricordava la materia concreta, tutto ciò che ricade sotto i sensi.
Quadrato e cubo si riferiscono alla terra, sono forme solide,
Antidinamiche, implicano un'idea di solidificazione e stabilizzazione.
Sono forme che stanno all'antitesi dei trascendente, legate alla materia e alla necessità di limitare, fissare e definire in modo certo lo spazio, che non è solo quello di vita ma anche più in generale, lo spazio di azione dei pensiero.
Quadrato e numero quadrato hanno valenze simili: entrambi rappresentano il mondo stabilizzato.
Il loro uso fra noi uomini comincia proprio con la stabilizzazione della civiltà, coi passaggio dalle comunità mobili dei cacciatori-nomadi-guerrieri a quelle sedentarie, legate all'agricoltura, all'architettura, all'urbanistica e alla necessità di limitare spazi.
La forme rettangolari o quadrate diventano così quelle basi che per definire o rappresentare lo spazio, il quadrato con un punto al centro è il Simbolo della loggia, mentre cerchio e spirale possono più agevolmente parlarci del tempo.Così avevo identificato l'elemento terra.
La decisione, fatte tutte le considerazioni era presa, mi 8,50 x 8.50, la casa avrebbe preso forma su tali misure di pianta, approntai sul foglio da schizzi la maglia quadrata di un metro per un metro e via.
Il cerchio
A questo punto visto che necessariamente per ragione di spazi avrei dovuto realizzare due piani più l'interrato, mi si poneva il problema della scala quale collegamento verticale tra essi.
Le due rampe ovviamente mi riducevano ancora di più lo spazio interno senza parlare del pianerottolo, pertanto ricorsi al cerchio o per meglio dire al semicerchio nel quale iscrissi il pianerottolo intermedio, aggettante dal perimetro esterno.
Il semicerchio avvolgendo parte della scala contribuiva così alla sua funzione ascensionale e metteva la stessa ed il pianerottolo della zona notte in stretto rapporto simbolico con il tetto vetrato di copertura che già avevo in mente di realizzare.
Infatti tutto tornava, le forme circolari e sferiche si riferiscono al cielo e al tempo, ricordai per un istante dalle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar, la dove l'imperatore si riferisce alla cupola dei panteon: “avevo ritoccato di persona i progetti troppo cauti dell'architetto Apollodoro. Delle arti della grecia volli servirmi per le decorazioni, come per un lusso supplementare, ma per la struttura dell'edificio ero risalito ai tempi primitivi e favolosi di roma, ai templi rotondi dell' etruria antica.
Avevo voluto che quel santuario di tutti gli dei riproducesse la forma della terra e della sfera stellare, della terra dove si racchiudono le sementi del fuoco eterno, della sfera cava che tutto contiene.
Era quella, inoltre, la forma di quelle capanne ancestrali nelle quali il fumo dei più antichi focolari umani usciva da un orifizio aperto alla sommità.
La cupola costruita di una lava dura e leggera che pareva partecipa ancora del movimento ascensionale delle fiamme, comunicava col cielo attraverso un largo foro, alternativamente nero e azzurro.
Quel tempio aperto e segreto era concepito come un quadrante solare.
Le ore avrebbero percorso in circolo i suoi riquadri, accuratamente levigati da artigiani greci, il disco del giorno vi sarebbe rimasto sospeso come uno scudo d'oro; la pioggia avrebbe formato una pozzanghera pura sul pavimento; la preghiera sarebbe volata simile al fumo verso quei vuoto nel quale noi collochiamo gli dei”.
Il cerchio e' un'immagine dell'unità; è un punto esteso e partecipa alla sua perfezione: è omogeneo, non ha distinzioni e divisioni.
Il movimento circolare è perfetto e immutabile, senza inizio ne fine e la figura dei cicli celesti, dello scorrere ritmico dei tempo.
Le piante circolari o arrotondate, le cupole e gli elementi curvi delle costruzioni sono indicate in un rapporto di mobilità con lo spazio di vita intesa come itinerario e percorso. Il passaggio dal quadrato al cerchio, indica il movimento dallo spazio materiale a quello celeste e spirituale. L’abside delle chiese romaniche ne è un fulgido esempio. La combinazione delle forme da un’idea di cambiamento di livello. L’aspirazione al trascendente, il cerchio si combina con la terra, il quadrato sulla quale si trova ad operare l’uomo. Molte forme in architettura hanno questa genesi: un cubo sormontato da una cupola, la volta; lo stesso semplice arco e la combinazione di un rettangolo con un elemento semicircolare. Le forme che ne derivano sono inviti al movimento, alla ricerca di un nuovo equilibrio di livello superiore, qui sta la differenza tra architettura edilizia. Quando il cerchio e iscritto nel quadrato, indica la scintilla del fuoco divino nascosta nella materia. Il sole e l’oro sono rappresentati da un cerchio con un punto al centro a indicare l’eterno soffio della divinità che agisce continuamente, e su tutti i sensi. Come forma avvolgente e chiusa il cerchio è anche un simbolo di protezione.
La scalaNel disegnare la scala, oggi vista come solo elemento di servizio e di sicurezza dopo la scoperta dell’ascensore che ha reso possibile l’innalzamento spropositato delle nostre case, rendendo plausibile il grattacielo; cercai parte di quei significati e rimandi che ne hanno caratterizzato la forma nel tempo. Le idee essenziali che essa esprime sono quelle di ascensione, comunicazione tra i vari livelli, elevazione, verticalità, eccitazione sessuale. La scala indica un’ascensione graduale è una via dì comunicazione a doppio senso fra i livelli. Nel salire ci eleviamo, lasciamo la pesante materia e ci alziamo di livello. La scala rappresenta anche il contatto che si è mantenuto fra cielo e terra dopo la perdita dell’unione primordiale, svolgendo io stesso ruolo dell’albero dei mondo, l’asse che collega cielo, terra, inferi. In molte tradizioni questa scala mistica ha sette gradini che corrispondono ai sette livelli di iniziazione, come in un viaggio, un’ascesa progressiva e piena di difficoltà che collega il basso all’alto per mezzo di tappe intermedie (piramidi, zigurrat, piramidi maya). Quasi senza accorgermene disegnai la scala con il senso di salita da destra verso sinistra, era pertanto una scala di pace doveva accogliere non respingere, incoraggiava la salita e la conoscenza. Negli antichi castelli le scale che avevano anche uno scopo difensivo giravano da sinistra verso destra, questo per impedire agli assalitori di poter brandire comodamente una spada. Nel pianerottolo finale, quello antistante le camere e posto sotto il tetto di vetro, a terra (poi realizzato con intarsi di marmo bianco e pietra serena), disegnai quello che da molti viene indicato come il gioco delle 10 pedine o del filetto, ma che gli iniziati sanno benissimo trattasi dei tre quadrati concentrici uniti da quattro segmenti, ad indicare quasi come un arcaico zoom "l'omphalos" l'ombelico, il punto centrale della terra, il luogo dove anticamente vivevano uomini iniziati o dotati di forte spiritualità. Questo elemento lo avevo già visto su un architrave della cattedrale di Trani e nella chiesetta-masseria fortificata di Suvereto (BA) situata sull'Appia Traianea, appartenuta all'ordine ternplare; all'interno delle quale in una cripta sotterranea sono state trovate tombe degli stessi cavalieri e la Madonna Nera, ora venerata nel duomo di Terlizzi.
Tetto e cantina
Volevo che la mia casa fosse collegata anche all'idea della verticalità, elemento che distingue l'uomo che ha piedi sulla terra e la testa nel cielo, ed è in relazione con entrambi.
Visti in questa prospettiva l'uomo e la casa sono in posizione intermedia, l'uomo in particolare è l'elemento di collegamento fra i due mondi: celeste e terreno.
Il tetto vetrato a forma di prisma triangolare equilatero, chiudeva il discorso compositivo di copertura, la luce zenitale avrebbe inondato il pianerottolo, le rampe fino ad arrivare nel soggiorno sottostante e in ultimo la cantina.
Detto tetto rappresentava pertanto l'elemento aria e ovviamente la pioggia che su di esso sarebbe caduta (fenomeno godibile dall'interno) l'elemento acqua.
Le zone alte della casa, le altane, i sottotetti, le soffitte sono quelle che identifichiamo con la razionalità; le paure si schiariscono; arrivano il giorno e il sole.
Nell'analogia con l'uomo, il tetto si identifica con la testa, con lo spirito e il controllo della coscienza.
La cantina è invece la parte oscura della casa, quella che partecipa alle potenze sotterranee. Qui è sempre notte: il tempo dei sogni che ci rivelano la nostra coscienza profonda.
Nella polarità tetto-cantina, si risolvono la verticalità della casa e la sua somiglianza all'albero, dove la cantina e le fondamenta rappresentano le radici.
Paragonata all'uomo la cantina ne indica i piedi e le energie nascoste, indefinite.
E' l'inconscio che si muove.

Il camino
Le piante dei tre livelli erano pronte, non ho parlato delle suddivisioni interne perché queste nel procedere progettuale scaturivano da sole, quasi obbligate dalla forma quadrata e dalla stessa maglia che ne dettava dimensioni e spazi, ma che risultavano sempre e comunque funzionali, soggiorno, cucina camere bagni ecc.
Un elemento comunque mancava l'elemento fuoco, il camino avrebbe assolto a questo compito.
La casa è il centro dei mondo e una delle immagini più frequenti dei centro è quella dell'albero, l'asse cosmico, la via privilegiata di comunicazione fra terra e cielo.
L'albero è il pilastro centrale delle abitazioni, la sua funzione è assolta nelle capanne dall'apertura superiore destinata a far uscire il fumo.
Nell'evoluzione dell'abitare, questa compito viene affidato al camino che, diventandone l'asse, collega la casa ai mondi superiori.
Attraverso il camino passa il soffio che anima il fuoco, l'elemento vitale della casa, quello che da calore, rafforzando i legami sociali e la continuità della famiglia.
Secondo l'arte cinese dei Feng Shui, va addossato a una parete esterna, non messo in posizione centrale rispetto allo spazio perché il C'hi, l'energia vitale, scorrerebbe via troppo in fretta attraverso la sua strada diretta verso il cielo.
Disegnai il camino sulla parete dei soggiorno ma disassato rispetto l'ingresso principale e sui tre prospetti esterni corrispettivi indicai la canna fumaria esterna al fabbricato, da realizzarsi in acciaio quasi a mo di ciminiera così da esaltare l'ascesa verticale dei fumo scaturito dalla combustione dovuta al fuoco.
Per le antiche civiltà il fuoco rappresentava la vita, era venerato e tramandato sempre acceso di padre in figlio; al momento della morte lo stesso fuoco accendeva la pira affinché l'essere si ricongiungesse alla materia primordiale, alla scintilla e alla luce che aveva generato l'universo.
Il cubo
Ero ormai nella fase che riguardava i prospetti esterni, fatto un rapido controllo delle dimensioni, mi accorsi che la casa misurava in altezza mi 7,30 contro i mi 8,50x8,50 della base, non era pertanto un cubo perfetto ma poco importava, nessuno se ne sarebbe accorto, inoltre risultava ben proporzionata; il prisma di vetro a copertura della scala ne esaltava la verticalità.
Anche se gli interni erano risolti, esternamente la pietra grezza doveva ancora essere lavorata, bisognava studiarne le aperture e darle una pelle.
Decisi che il rivestimento esterno avrebbe dovuto essere in mattoni, questo anche per una funzione pratica e di protezione delle facciate, considerata anche la mancanza della gronda; inoltre provvidi a disegnare sui prospetti fasce orizzontali nel numero di tre per piano, queste la impreziosivano e ricordavano vagamente aspetti dell'architettura genovese e pisana; fatto questo passai alle finestrature e alla porta.
La porta è l'elemento che crea lo spazio interno più delle spazio stesso, la sua esistenza pone il limite, definisce le zone di azione: al di qua l'interno, il sacro, il conosciuto, il familiare oltre la soglia l'esterno, il profano, il resto del mondo, lo sconosciuto.
Oltrepassata la porta di casa è dentro di se che si entra; rappresenta il luogo di passaggio fra due stati, due mondi differenti.
Nella progettazione, la porta di ingresso costituisce uno degli elementi privilegiati; si fa attenzione a sistemarla bene; è il primo approccio che si ha con la casa e la sua personalità ne influenza l'aspetto.
Disegnai la porta al centro e passai alle finestre che non volevo con davanzale, le stesse diventarono pertanto porte finestre di accesso ai due balconi laterali, mentre le altre non avrebbero impedito la vista dell'orizzonte in quanto sviluppate a tutta altezza.
Se la porta è la bocca della casa, le finestre ne rappresentano gli occhi.
Sono le aperture che permettono a tutta la casa di ricevere luce e aria, di avere un rapporto con l'esterno rimanendo protetti.
A questo punto detti uno sguardo al tutto, il progetto se pur preliminare era compreso in un unico foglio, questo mi permetteva una visione globale dello stesso; il cubo, il tempio, il richiamo alla gerusalemme celeste, ma soprattutto casa; casa che avrebbe assolto a quella che noi architetti definiamo pratica fruizione e non solo fabbrica senza scopo.
Non mi sentivo ancora soddisfatto, mancava un elemento; la citazione storica formale che ben conoscevo nelle numerose opere di Aldo Rossi.
Riguardando il rapporto tra paratia di rivestimento in mattoni e la trave superiore di gronda, mi accorsi che per alleggerire la fusione tra i due elementi si rendeva necessario un elemento intermedio, elemento che si favorisse la fusione ma che ne staccasse nettamente i due compiti strutturali.
L'idea di un gioco a nastro di mattoni diventava quasi d'obbligo, tanti se ne vedono ormai più o meno interessanti, più o meno bassi, ma tutti realizzati al solo scopo estetico, una soluzione così semplicistica non mi accontentava.
Anche nel tempio dorico greco le metope e i triglifi staccano il frontone ed il tetto dall'architrave sorretto dalle colonne, proprio per una funzione di alleggerimento formale.
Tornai per un attimo all'idea della casa torre, dei castello, dei castelli della lunigiana, della nostra terra; alla tradizione ghibellina della casata malaspina; i mattoni murati sottogronda in verticale e a 45° tra loro a mo di corona, investiti dal sole avrebbero creato un gioco di ombre che ben ricordavano i merli a coda di rondine e la corona imperiale.
La gronda adesso sembrava quasi sospesa su questa trina di mattoni e meno pesanti risultavano i prospetti.
Avevo finito; ero riuscito a progettare ciò che mi ero proposto fin dall'inizio: la simbiosi tra funzionalità, razionalità di forme e simbolismo, ma anche quel "catalizzatore di forze simbolico-cosmiche" che l’amico Claudio definì riferendosi alla costruzione in occasione di una sua visita in cantiere a casa quasi ultimata.
Questo è scritto esotericarnente nella mia casa e chiunque può intenderlo, purché lo voglia.
Le piante dei tre livelli erano pronte, non ho parlato delle suddivisioni interne perché queste nel procedere progettuale scaturivano da sole, quasi obbligate dalla forma quadrata e dalla stessa maglia che ne dettava dimensioni e spazi, ma che risultavano sempre e comunque funzionali, soggiorno, cucina camere bagni ecc.
Un elemento comunque mancava l'elemento fuoco, il camino avrebbe assolto a questo compito.
La casa è il centro dei mondo e una delle immagini più frequenti dei centro è quella dell'albero, l'asse cosmico, la via privilegiata di comunicazione fra terra e cielo.
L'albero è il pilastro centrale delle abitazioni, la sua funzione è assolta nelle capanne dall'apertura superiore destinata a far uscire il fumo.
Nell'evoluzione dell'abitare, questa compito viene affidato al camino che, diventandone l'asse, collega la casa ai mondi superiori.
Attraverso il camino passa il soffio che anima il fuoco, l'elemento vitale della casa, quello che da calore, rafforzando i legami sociali e la continuità della famiglia.
Secondo l'arte cinese dei Feng Shui, va addossato a una parete esterna, non messo in posizione centrale rispetto allo spazio perché il C'hi, l'energia vitale, scorrerebbe via troppo in fretta attraverso la sua strada diretta verso il cielo.
Disegnai il camino sulla parete dei soggiorno ma disassato rispetto l'ingresso principale e sui tre prospetti esterni corrispettivi indicai la canna fumaria esterna al fabbricato, da realizzarsi in acciaio quasi a mo di ciminiera così da esaltare l'ascesa verticale dei fumo scaturito dalla combustione dovuta al fuoco.
Per le antiche civiltà il fuoco rappresentava la vita, era venerato e tramandato sempre acceso di padre in figlio; al momento della morte lo stesso fuoco accendeva la pira affinché l'essere si ricongiungesse alla materia primordiale, alla scintilla e alla luce che aveva generato l'universo.
Il cubo
Ero ormai nella fase che riguardava i prospetti esterni, fatto un rapido controllo delle dimensioni, mi accorsi che la casa misurava in altezza mi 7,30 contro i mi 8,50x8,50 della base, non era pertanto un cubo perfetto ma poco importava, nessuno se ne sarebbe accorto, inoltre risultava ben proporzionata; il prisma di vetro a copertura della scala ne esaltava la verticalità.
Anche se gli interni erano risolti, esternamente la pietra grezza doveva ancora essere lavorata, bisognava studiarne le aperture e darle una pelle.
Decisi che il rivestimento esterno avrebbe dovuto essere in mattoni, questo anche per una funzione pratica e di protezione delle facciate, considerata anche la mancanza della gronda; inoltre provvidi a disegnare sui prospetti fasce orizzontali nel numero di tre per piano, queste la impreziosivano e ricordavano vagamente aspetti dell'architettura genovese e pisana; fatto questo passai alle finestrature e alla porta.
La porta è l'elemento che crea lo spazio interno più delle spazio stesso, la sua esistenza pone il limite, definisce le zone di azione: al di qua l'interno, il sacro, il conosciuto, il familiare oltre la soglia l'esterno, il profano, il resto del mondo, lo sconosciuto.
Oltrepassata la porta di casa è dentro di se che si entra; rappresenta il luogo di passaggio fra due stati, due mondi differenti.
Nella progettazione, la porta di ingresso costituisce uno degli elementi privilegiati; si fa attenzione a sistemarla bene; è il primo approccio che si ha con la casa e la sua personalità ne influenza l'aspetto.
Disegnai la porta al centro e passai alle finestre che non volevo con davanzale, le stesse diventarono pertanto porte finestre di accesso ai due balconi laterali, mentre le altre non avrebbero impedito la vista dell'orizzonte in quanto sviluppate a tutta altezza.
Se la porta è la bocca della casa, le finestre ne rappresentano gli occhi.
Sono le aperture che permettono a tutta la casa di ricevere luce e aria, di avere un rapporto con l'esterno rimanendo protetti.
A questo punto detti uno sguardo al tutto, il progetto se pur preliminare era compreso in un unico foglio, questo mi permetteva una visione globale dello stesso; il cubo, il tempio, il richiamo alla gerusalemme celeste, ma soprattutto casa; casa che avrebbe assolto a quella che noi architetti definiamo pratica fruizione e non solo fabbrica senza scopo.
Non mi sentivo ancora soddisfatto, mancava un elemento; la citazione storica formale che ben conoscevo nelle numerose opere di Aldo Rossi.
Riguardando il rapporto tra paratia di rivestimento in mattoni e la trave superiore di gronda, mi accorsi che per alleggerire la fusione tra i due elementi si rendeva necessario un elemento intermedio, elemento che si favorisse la fusione ma che ne staccasse nettamente i due compiti strutturali.
L'idea di un gioco a nastro di mattoni diventava quasi d'obbligo, tanti se ne vedono ormai più o meno interessanti, più o meno bassi, ma tutti realizzati al solo scopo estetico, una soluzione così semplicistica non mi accontentava.
Anche nel tempio dorico greco le metope e i triglifi staccano il frontone ed il tetto dall'architrave sorretto dalle colonne, proprio per una funzione di alleggerimento formale.
Tornai per un attimo all'idea della casa torre, dei castello, dei castelli della lunigiana, della nostra terra; alla tradizione ghibellina della casata malaspina; i mattoni murati sottogronda in verticale e a 45° tra loro a mo di corona, investiti dal sole avrebbero creato un gioco di ombre che ben ricordavano i merli a coda di rondine e la corona imperiale.
La gronda adesso sembrava quasi sospesa su questa trina di mattoni e meno pesanti risultavano i prospetti.
Avevo finito; ero riuscito a progettare ciò che mi ero proposto fin dall'inizio: la simbiosi tra funzionalità, razionalità di forme e simbolismo, ma anche quel "catalizzatore di forze simbolico-cosmiche" che l’amico Claudio definì riferendosi alla costruzione in occasione di una sua visita in cantiere a casa quasi ultimata.
Questo è scritto esotericarnente nella mia casa e chiunque può intenderlo, purché lo voglia.
Nildo Vanelli - architetto

2 commenti:
Sicuramente è una costruzioni progettata in maniera intelligente, funzionale e razionale. Tuttavia la trovo ugualmente molto sterile, di una freddezza unica. Sembra quasi una fabbrica più che un'abitazione. Questa per lo meno è la mia opinione da profana.
Il progetto è molto "bottiano".
Interessante però l'introduzione del portale d'ingresso asimmetrico (in un impianto totalmente simmetrico): memore della Vanna Venturi house di R. Venturi?
L'idea del sottogronda è molto bella, perccato che nell'impianto generale non "stacca" dal resto dell'edificio e poteva forse essere utilizzata meglio, magari con un aggetto (ma ovviamente questo avrebbe compromesso il "cubo").
Gli inserimenti "simbolici" delle varie figure geometriche sono anch'essi interessanti ma, a mio parere, creano una ridondanza eccessiva di elementi contrastanti (cerchio, quadrato, triangolo, linee murarie orizzontali scostate verso l'alto (molto "rossiane" queste invece), mattoni inclinati, architravi in grezzo così come i balconi, fasce di solaio diversificate: forse ci sono un pò troppi elementi).
Infine due note:
1) spero che le porte-finestre al primo piano siano dotate di parapettini interni, altrimenti non sarebbero a norma :)
2) di cosa è fatto il vialetto di ingresso? Sembra "molto" scivoloso
A presto
Matteo Seraceni
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