08 aprile 2009

L'architettura della Rivoluzione

di Enrico Bardellini

Ledoux: progetto per una casa delle guardie campestri
Nel fondamentale libro del grande storico dell'arte Hans Sedlmayr "Perdita del Centro " scritto nel 1948, troviamo un'analisi estremamente lucida e acuta del fenomeno che lui definisce "la prima rivoluzione contro l'architettura", e cioé del passaggio da una concezione tradizionale dell'architettura ad una completamente nuova, mai vista nella storia, che sarà alla base di tutto il movimento moderno. La sua analisi molto critica é operata dall'interno del fenomeno da colui che conosce a fondo l'argomento di cui parla e non é una semplice rifiuto pregiudiziale, come di chi si adagia sull'antico per paura della novità, per scarsa attitudine culturale o ristrettezza di vedute.

Secondo l'autore tutte le novità della rivoluzione architettonica moderna si trovano già alla fine del '700, ancora prima che la rivoluzione francese si attui, intorno agli anni 1770-1780 ad opera di Claude-Nicolas Ledoux, in un "progetto per una casa delle guardie campestri". In questo progetto chiaramente utopistico, un'edificio di forma sferica appoggiato direttamente sul suolo, l'autore intravede tutte le caratteristiche della nuova architettura effettivamente realizzate nei due secoli successivi. Per chi non conoscesse il libro, che consiglio caldamente di leggere, e che si occupa del fenomeno in tutte le arti, riporto uno schema molto sintetico di ciò che il Sedlmayr dice solamente a riguardo dell'architettura.
Alla fine del '700 si manifesta una tendenza generalizzata in tutte le arti, una tendenza alla purezza, all'arte per l'arte, verso una concezione dell'"Architettura pura" (assoluta, libera).
La nuova architettura deve raggiungere questa purezza attraverso l'eliminazione delle componenti da sempre presenti in tutta l'architettura tradizionale ma ora giudicate estanee estrannee ad essa. Dovranno quindi essere eliminate:
- la pittura
- la scultura
- la decorazione
- il colore
- le modanature e profili
- la scenografia
- l'antropomorfismo
- il simbolismo cosmico
- l'archetipo
- il senso del divino
- il senso rappresentativo (l'iconologia)
- la tipologia
In sostituzione di tutte queste componenti, tradizionali nell'architettura di tutti i secoli, la nuova architettura propone:
- porte e finestre senza cornici
- assenza di cornicione
- tetto piano
- superfici lisce e omogenee
- spigoli netti
- elementi inorganici: dorico e toscano semplificati (defunti)
- elementi cimiteriali
- elementi primitivi
- uso di pilastri
- assenza di policromia oppure pochi colori spenti
- formalismo al posto dell'iconologia
- morte dell'ornamento
- materiali nuovi amorfi non ornamentali ('800)
- separazione della struttura dalla decorazione ('800)
- sconfinamento nell'estetica dell macchina e della tecnologia ('800)
- sconfinamento dell'architettura nella scultura ('900)
- interesse per l'inorganico
- il rudere artificiale e il frammento (sintomo di dissolvimento delle forme)
- la sfera come forma di un edificio: sfera come forma antiarchitettonica
- dominio della geometria pura sull'architettura (il nuovo dogma)
- tendenza a svincolarsi dal terreno: negazione del terreno come base
- scambiare il sopra con il sotto, il verticale con l'orrizzontale
- trasformazioni delle pareti in superfici astratte delimitanti
- volumi affiancati o sovrapposti come scatole
- isolamento dell'edificio dall'ambiente
- mancanza di elementi di transizione tra architettura e paesaggio
In pratica la nuova estetica propone nettamente "l'isolamento" come valore assoluto, non c'è più il contatto con la natura ne con l'uomo, ma una semplice idea astratta e gelida nella sua purezza.
L'autore rileva inoltre che é successiva l'introduzione di materiali antiplastici amorfi (ghisa, vetro, acciaio, cemento - tutti ottenuti per liquefazione), e quindi in un certo senso non sono responsabili di questi cambiamenti, anche se questi nuovi materiali si adattano perfettamente alla nuova concezione architettonica e sono effettvamente necessari per metterla in pratica.
Per il Sedlmayr tutto questo sitema rappresenta una concezione non accettabile. L'architettura apparentemente liberata dai vincoli imposti dalle altre arti, viene in realtà assoggetta ad una schiavitù molto più forte, la schiavitù della geometria. Si ottiene una concenzione lontana dall'uomo e fondamentalmente una "non architettura".
Il progetto utopistico di Ledoux non rappresenta altro che la casa del cosmopolita, l'uomo senza patria, senza terra, senza tradizioni né religione, solo lui può vivere in una casa sferica priva di base. Questa prima fantasia astratta, utopistica per l'epoca, costituirà la nuova tendenza dell'architettura nei secoli successivi, come possiamo constatare noi oggi.

5 commenti:

Pietro Pagliardini ha detto...

In effetti il programma di Ledoux anticipa di due secoli quanto è avvenuto e avviene tuttora.
La (apparente) mancanza di vincoli mi sembra proprio il tratto distintivo che sovrintende quest'idea. Dico apparente perché é chiaro che i vincoli ci sono eccome, al pari del relativismo che impone, quindi vincola, a riconoscere uguale dignità ad ogni cultura e ad ogni manifestazione del pensiero.
Mi sembra più che un vincolo una vera schiavitù del pensiero stesso.

Se mi posso, a margine, permettere di dare un consiglio all'autore del blog: proprio perché i contenuti sono ottimi e richiedono anche un'attenzione particolare nella lettura, forse rallenterei appena un po' il ritmo di "produzione" dei post, per non farci perdere niente.
Molti di noi frequentano più blog e non c'è sempre il tempo di leggere tutto.
Non mi brucerei questi splendidi post tutti all'inizio quando i visitatori non sono moltissimi e questi poi chi li andrà più a cercare?
Saluti
Pietro

Salvatore D'Agostino ha detto...

Enrico,
ottimo consiglio di lettura.
Saranno gli appunti disorganici di Adolf Loos a far chiarezza su molti dei punti evidenziati nel libro.
In seguito Walter Benjamin ci spiegherà la perdita del centro o delle tassonomie, spiegandoci il frammento.
Mentre il postmoderno tergiverserà sulla geometria. Toccherà a Greg Lynn a delineare l’architettura a-geometrica teorizzando (meglio descrivendo) la ‘Blob architettura’.
La nostra epoca, non può più essere letta per campi delineati, altrimenti ricadiamo negli errori dell’attuale critica. Bisogna pensare per frammenti in mutazione, come ci viene descritto giornalmente sul ‘blog’ televisivo di Ghezzi/Giusti. La realtà è basata sulla convivenza alta e bassa degli eventi. Architettonicamente ‘questi eventi’ sono da intendersi nella lettura di tutto il patrimonio edilizio. Solo in questo modo possiamo fare critica.
Saluti,
Salvatore D’Agostino

N.B.: Non ho trovato la tua mail sul blog, per favore mi puoi contattare attraverso il mio blog?

Maurizio Arturo ha detto...

Nel mio post in effetti non sono stato molto chiaro, ma anche lì partivo dagli scritti del Sedlmayr (più precisamente da:"La rivoluzione dell'arte moderna", successivo a quello preso da te in esame, se non ricordo male).
A me è sembrato più che altro (dalla scarna conoscenza che ho della storia), che la ricerca della purezza sia stata solo una scontata conseguenza.
Come dire, c'è qualche cosa di grosso che non va, ricominciamo da capo, dalle basi.
Credo che il progetto per la Casa delle guardie campestri "non" sia la casa del' uomo cosmopolita, ma che sia la casa del pensiero di tale uomo.
I concetti sono talmente astratti che esulano dall'Architettura, l'uomo, per quanto cosmopolita possa essere, vive sempre in un sistema fisico con delle leggi ferree (almeno per il nostro universo) e vive su di un pianeta con delle regole discretamente precise, che gli danno suo malgrado degli imput che lui recepisce e trasforma.
Quindi l'uomo sa che un edificio ha bisogno di un basamento solido, sa che in uno spazio formato da angoli di 90 gradi ha una maggiore economia di spazi (almeno per lui), ecc.
Con questo non denigro l'esperienza dei "puristi dell'architettura", ne di coloro che si sono assoggettatti alla geometria ecc.
Su questo punto (almeno) credo che il mio post sia chiaro potete leggerlo quì: http://frustrazioniarchitettoniche.blogspot.com/2009/03/verso-unarchitettura-ma-nella-direzione.html

Complimenti per il blog, veramente molto interessante.

La Capanna in Paradiso ha detto...

Hai centrato il problema in quanto questa casa non può altro che essere un'idea astratta, una utopia, una sorta di sostituto artificiale di un archetipo, per dirla come Platone un "eidolon", che purtroppo impone una forte tirannia, più forte di qualsiasi altro archetipo, in quanto essenzialmente formale, mentre l'archetipo é non-sensibile e quindi formalmente meno vincolante (solo concettualmente). Le motivazioni di questo cambiamento, non sono semplicemente artistiche, ma politiche e sociali, c'era bisogno di trovare delle forme decisamente antitetiche all'arte dell'Ancien Regime, adatte ad incarnare i nuovi ideali della borghesia emergente, per creare una cesura netta con la tradizione, una cesura realmente rivoluzionaria. Comunque non si tratta di condannare il movimento moderno ma di assumere una posizione analitica e critica e non completamnete acritica e perfino entusiasta (senza una precisa motivazione spesso) come spesso accade oggi (nota che i sostenitori evidenziano sempre e solamente gli aspetti formali senza spiegarci perchè essi rappresentino un valore), forse per recuperare qualcosa di buono che l'archiettura ha perso per strada e quindi per andare avanti, per procedere oltre.
Enrico

arching ha detto...

Innanzitutto complimenti per il blog (che ho già inserito fra i preferiti): i temi trattati sono molto gustosi ed attuali proprio perchè "fuori dal tempo".
Il libro di Sedlmayr è molto bello (e penso di essermelo letto tutto in un paio di giorni in biblioteca...), ma penso che sia un pò troppo catastrofista nel considerare il moderno come una sorta di "malessere esistenziale".
Volevo poi sottolineare come Sedlmayr affianca alla presunta "razionalizzazione" purista, tipica dell'ingegneria, la comparsa di forme oniriche ed illogiche (mi pare ne parli soprattutto in riferimento a Goya e Cezanne) in tutto e per tutto contrapposte.
L'autore non solo anticipa la "tirannia" delle nuove idee astratte, ma anche l'altra faccia della medaglia e cioè l'accentuarsi della scissione fra forma e contenuto, fra tecnologia ed inconscio.
A presto.

Matteo Seraceni
http://arching.wordpress.com

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