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| Fosdinovo (SP) |
Il tessuto edilizio è formato da un insieme apparentemente casuale di edifici abitativi del tipo "casa a schiera mono-familiare", questo è il tipo edilizio tipico dei centri abitati della zona appenninica, dal medioevo fino all'inizio dell'ottocento, ma si trova anche negli insediamenti più specializzati di fondo valle o di pianura come le città.
Viene definita "a schiera" perché formata da edifici singoli affiancati l'uno all'altro lungo il bordo di una strada. La casa a schiera tipica è generalmente un edificio nella forma "matura" composta da: un piano terra, dotato di una porta d'ingresso che permette l'accesso alla parte abitativa del piano superiore e di una porta più larga con accesso diretto alla zona di lavoro; da un primo piano, destinato a zona giorno, con due finestre in facciata verso la strada e altre due sul retro della casa; da un secondo piano, destinato a zona notte, con due finestre più piccole delle precedenti in facciata verso la strada e altre due sul retro della casa. Non presenta finestre laterali in quanto si appoggia alle case adiacenti e le finestre su retro si affacciano su un piccolo lotto di terreno adibito a orticello o a cortile ad uso pertinenziale. La copertura è costituita da un tetto a due spioventi inclinati verso la strada e verso il retro dell'edificio. La casa a schiera, talvolta più piccola della forma matura o spesso anche più alta di un piano, era sempre abitata da un unico nucleo familiare, è larga circa 5-6 metri lungo la strada, ma la lunghezza in profondità varia a seconda del sito, ha una superficie interna di circa 100-120 mq, ha due stanze ad ogni piano, e possiede un'uscita sul retro che permette l'accesso all'area di pertinenza dell'edificio, quando non sia stata occupata da ampliamenti.
Questa casa in realtà è il frutto dell'evoluzione nel tempo di una cellula abitativa elementare (abitazione monocellulare) che è assumibile come matrice del processo tipologico che stiamo analizzando.
L'abitazione monocellulare corrispondente ad un vano di 25-35 mq, quadrata o circolare (nei casi più primitivi) di 5-6 m di larghezza, costituisce la più semplice unità abitativa, modulo che per raddoppio in profondità e in altezza ha prodotto tutte le case a schiera presenti nei nostri centri abitati. Non la troviamo nei centri abitati attuali in quanto ormai inglobata in edifici più complessi, la ritroviamo, invece, in edifici minimi non stanziali ma stagionali, negli alpeggi, nei pascoli, ovunque serva più un ricovero notturno che una casa.La casa a schiera, pur partendo dal modulo unicellulare, aveva uno sviluppo nel tempo legato alle esigenze della vita familiare e all'aumento del numero dei componenti, tendendo cosi ad ampliarsi fino a raggiungere lo schema maturo, e in molti casi superandolo, fino ad andare a saturare completamente il lotto edificabile .
La casa a schiera tende a scomparire gradualmente nei borghi di fondovalle e nei centri storici delle città più grandi dall'Inizio dell'ottocento, trasformandosi in "casa in linea" ad utilizzo plurifamiliare. Il fenomeno dell'abbandono dei centri storici, verso abitazioni residenziali più agiate, innesca un processo di sfruttamento intensivo delle vecchie case che vengono ampliate e adattate a edifici plurifamiliari, aumentando così il numero degli appartamenti da cedere in affitto alle classi più basse della società. Anche la casa in linea dell'800 risponde a regole piuttosto precise, ed è un fenomeno tipicamente cittadino, non presente negli insediamenti collinari. Questa nuova tipologia occupa lo spazio di due case a schiera in modo di avere più appartamenti, ha quattro finestre in facciata per piano, il tutto servito da un'unica scala. La casa in linea mantiene molte caratteristiche delle case a schiera d'origine, anche quando è di nuova costruzione.
Bibliografia:
Caniggia/Maffei, Lettura dell'edilizia di base

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